







“Su Tralfamadore quando una persona muore, muore solo in apparenza. Nel passato è ancora viva. (…) La stessa persona sta benissimo in un gran numero di altri momenti.”
(K. Vonnegut)
Questo progetto intende rappresentare il tempo come coesistenza di stati e non, come spesso sembra, come susseguirsi di istanti che non facciamo “in tempo” a riconoscere che sono già passati. Questi momenti in realtà compongono una mappa solida e tridimensionale della storia, permettendo, a volte, che lo stesso attimo faccia parte della mappa di più persone.
Questa doppia lettura è alla base della costruzione delle opere: oltre la rappresentazione di un frammento di tempo si nasconde uno scorcio di vita altrui, di vita sconosciuta o dimenticata e finita, che continua a brillare di energia ogni volta che lasciamo si manifesti.
La comprensione di tutto questo passa attraverso finestre inaspettate e fortuitamente aperte, da cui iosservare il panorama.
Il primo livello del racconto prevede una cyanotipia del ghiaccio che si scioglie, manifestazione fisica del cambio di istanza dovuto al “tempo che passa”. Dietro a questa si cela un’immagine, nata da una fotografia ritrovata rielaborata in digitale, visibile in uno specchio solo a determinate angolazioni.
Si tratta di fotografie scattate dal babbo chissà quando (ma prima del 2011, perché da allora lui non c'è più) una volta che tutto era coperto di neve. Non sapevo nulla di queste foto, finche non le ho recuperate da un negativo trovato per caso e che sembrava non contenesse nulla.
A completamento, un libro d’artista racconta il processo creativo che ha portato alle opere e raccoglie originali e studi.
Questo progetto è stato esposto nella mostra collettiva "Declinazioni Temporali" a cura di Laura Davì -da un'idea di Marco Menozzi- al Tecnopolo di Reggio Emilia; la mostra è stata inserita nel circuito OFF di Fotografia Europea 2026.







